IO UCCIDO- Recensione dei Lettori Estinti

 “Anche in questo siamo uguali.
L’unica cosa che ci fa differenti è che tu, quando hai finito di parlare con loro, hai la possibilità di sentirti stanco.
Puoi andare a casa e spegnere la tua mente e ogni sua malattia.
Io no.
Io di notte non posso dormire, perché il mio male non riposa mai.”

“E allora tu che cosa fai, di notte, per curare il tuo male?”

“Io uccido…” »

***

iouccidoBREVE TRAMA: 

In una tranquilla serata di un giorno qualunque, il conduttore di un programma di successo di Radio Montecarlo riceve un’agghiacciante telefonata: una voce misteriosa, che sembra provenire dalle voragini più remote dell’Inferno, proclama di essere un assassino. Si crede sia uno scherzo di pessimo gusto di qualche burlone, ma la mattina seguente il ritrovamento di due cadaveri, con il volto orribilmente mutilato, fa presumere il contrario. Iniziano così una serie di omicidi, tutti preceduti da una telefonata, durante la quale l’assassino fornisce un “indizio musicale” riguardante la prossima vittima. Sul luogo del delitto, viene sempre ritrovata una scritta, tracciata dall’ omicida con il sangue delle sue vittime: “io uccido”.

Nicolas Hulot, commissario della Sȗreté Publique, e Frank Ottobre, agente FBI in congedo temporaneo, cominciano la caccia a un uomo che sembra essere un’ombra inafferrabile. Non vi è mai stato un serial killer a Montecarlo: ora invece sì.

***

Ho sempre sentito parlare molto di  “Io uccido” di Giorgio Faletti: metà della mia famiglia l’ha letto e afferma di averlo divorato in pochi giorni. Mi ero ripromessa di leggerlo anch’io, così lo avevo aggiunto alla lunga “lista dei libri da leggere”.

Intorno alla metà di agosto, nel pieno della preparazione per i test d’accesso all’università, decisi di iniziare a leggerlo: forse che il titolo rispecchiasse il mio animo “omicida” di quel periodo?!? Eheheh!

Oppure, semplicemente, avevo voglia di staccare un po’ da molecole, carboidrati, acidi nucleici, ormoni, ecc. (…chi più ne ha, più ne metta!) e immergermi nel mistero?

Penso che siano vere entrambe le motivazioni.

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La scrittura di Faletti è coinvolgente, scorrevole, profonda: il carattere dei protagonisti, anche quello contorto dell’assassino, viene rivelato pagina dopo pagina, cosicché alla fine si ha un quadro completo della loro persona.

Il mistero ti avvolge e vorresti riuscire, ancora prima dei poliziotti protagonisti, a svelare l’identità di Nessuno (così è stato soprannominato l’omicida) oppure a suggerire a Frank e Nicolas chi sarà la prossima vittima perché l’hai intuito dall’indizio lasciato durante la telefonata del serial killer.

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Mentre leggevo, ho percepito una tematica interessante (anche se penso che Faletti non abbia voluto offrire alcun insegnamento, o forse sì…): quanto i genitori possano rovinare l’esistenza dei loro figli. Purtroppo, non posso fare lunghi discorsi perché gli spoiler sarebbero troppi e non posso rovinarvi il piacere della lettura. Mi limiterò ad accennare alcune cose. Un esempio è il rapporto morboso che Nathan Parker, uno dei personaggi, ha con la figlia Helena: generale dell’esercito americano, ormai in pensione ma sempre molto influente, controlla tutti gli aspetti di questa fragile donna. La stessa storia dell’omicida: confesso di aver provato pena per lui. Se avete letto o leggerete il libro, capirete la mia compassione ed empatia nei suoi confronti. Ciò che questo libro mi ha insegnato, nonostante sia un thriller, è che l’uomo è un essere sociale che fin dall’infanzia ha bisogno di essere rispettato e amato per evitare traumi permanenti. La prima educazione viene dalla famiglia: se una persona si comporta in un certo modo lo deve principalmente ad essa. I traumi ricevuti da bambini segnano in modo indelebile.

Che stai facendo soldato?
– Quello che mi hai insegnato, Signore. Io uccido…

L’unica cosa che non ho apprezzato particolarmente è stato il finale: avrei preferito che Faletti avesse approfondito la storia del serial killer. Quando ho girato l’ultima pagina, ho avvertito un senso di vuoto, come se mi mancasse qualcosa. Avrei voluto chiamare Faletti (che purtroppo, però, ci ha lasciati nel luglio 2014) e chiedergli nei dettagli la vita del “nostro” omicida! Il libro è corposo: si dilunga per 680 pagine circa. Faletti avrebbe potuto scriverne altre venti e approfondire la vicenda personale dell’assassino: io avrei soddisfatto la mia curiosità e il libro sarebbe arrivato al numero tondo!

Il libro mi è piaciuto molto, ma rimane questa nota amara di leggera insoddisfazione.

Nella vita ci sono cose che ti cerchi e altre che ti vengono a cercare. Non le hai scelte e nemmeno le vorresti, ma arrivano e dopo non sei più uguale. A quel punto le soluzioni sono due: o scappi cercando di lasciartele alle spalle o ti fermi e le affronti. Qualsiasi soluzione tu scelga, ti cambia, e tu hai solo la possibilità di scegliere se in bene o in male.

E voi, Lettori Estinti, cosa ne pensate? L’avete già letto? Siete intenzionati a farlo?

Commentate, commentate!

 

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